Tina il cacciatore

Tina, la micetta
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Tina il cacciatore

AGGIORNATO il 15/09

Se un pesce è la personificazione, l’essenza stessa del movimento dell’acqua, allora il gatto è diagramma e modello della leggerezza dell’aria.

Doris Lessing

Tina_caccia_235La gattina è sempre più bella e pian piano comincia a rilassarsi ed a mostrare la sua indole. Se ne sta a dormire per la grande parte del giorno per poi prendere contatto con il mondo la sera, dopo il tramonto. Pigramente alza lo sguardo, sbadiglia, si stira una zampa, poi l’altra, poi quelle di dietro. Ci ripensa e si stiracchia di nuovo. Ha un’aria assolutamente indifesa e con un compassionevole “miao” si presenta al mondo.

È magra e piccina, ma non faccio nulla perché sia così: nelle ciotole ha sempre del cibo a disposizione. Mangia poco e spesso, con parsimonia ed apparente distacco. Mi sono imposto di non blandirla con il cibo, quindi evito con molta cura di premiarla con delle cose da mangiare. Se la chiamo ed arriva la accarezzo, ma se decide di starsene a fare le sue cose non me la prendo: al massimo vado a cercarla. In senso lato non desidero in alcun modo farle fare cose che già non faccia spontaneamente. Quando l’ho presa con me non pensavo ad un fenomeno da circo o un animale ammaestrato: non mi piace l’idea degli animali giocattolo.

Parlare dell’istinto di un gatto che vive in una casa costringe ad affrontare una certa quantità di contraddizioni. I primi gatti domestici (non addomesticati) sono stati rinvenuti in Mesopotamia; da lì sono arrivati nell’Egitto dei Faraoni, dove erano venerati come divinità, quindi importati nella Roma Imperiale da cui si sono diffusi in tutta l’Europa. Sono romano e da duemila e passa anni tra i cittadini della Capitale ed i felini esiste un rapporto consolidato e tutt’ora, passeggiando per i Fori o per Largo Argentina, di questi piccoli felini è pieno: a scaldarsi al sole, indolenti, rimpinzati dalle tantissime ‘gattare‘ che quotidianamente si prendono cura di loro, incarnano lo spirito della capitale che non prova stupore dinanzi a nulla.

Largo di torre Argentina - I Gatti Largo di torre Argentina - I Gatti Largo di torre Argentina - I Gatti

Voglio dire che di ‘selvatico’ ai nostri gatti di casa non è rimasto granchè, almeno in apparenza.

E invece no. Questa minuscola gattina ama andare a caccia (credo come tutti i gatti, peraltro). La notte è sempre in giro ed ogni tanto la vedo sfrecciare in casa dietro una farfallina notturna, quelle che sbattono contro le luci. Alla fine, dai e dai, le prende e -argh- me le porta. Le posa in terra (sono tramortite ma ancora vive) e con un sorriso da un orecchio all’altro si siede in attesa della mia approvazione. Spero non pensi che debba mangiarle… Comunque la ringrazio ogni volta, la accarezzo e spendo quanche buona parola sul coraggio dimostrato nell’affrontare un così grande pericolo e sulla grande abilità di cacciatrice paventata.

Oggi mi ha portato un geco, mannaggia. A parte che a me i gechi stanno simpatici, era quello che stava da tempo nel corridoio, fuori dalla porta di ingresso, tra il soffitto e la parete. Come avrà fatto Tina ad arrivare sin lassù non lo so; spero che sia stato l’ignaro lucertolino ad essersi avvicinato troppo al pavimento, entrando così nell’area di azione della gattina, altrimenti sarei curioso di sapere come ha fatto…

Comunque ero lì che lavoravo quando è arrivata. Lì per lì non mi sono accorto, ma c’era un po’ di trambusto di troppo e ho cercato di capire il perché. Dopo poco l’ho visto: ai miei piedi, senza la coda, immobile, si fingeva morto ma inequivocabilmente respirava e muoveva gli occhietti. Ogni tanto una zampatina per ricordargli chi comandava e tenerlo buono, lo sguardo fiero di chi sa di aver fatto il proprio dovere.

Ma porcaccia miseria, quel geco lo conoscevo benissimo e non lo infastidivo da mesi. Che fare? Tina orgogliosa della sua battuta di caccia, il geco senza la coda (Provava dolore? Stava soffrendo? Può un animale come un geco provare dolore o soffrire? La coda sarebbe ricresciuta, o no? E perché del geco mi interessa e delle farfalline no?) Stava immobile in attesa che la buriana passasse e farla franca.

Tina_caccia_237

A me quel geco sofferente in casa faceva un po’ impressione. Si, sono un cuore tenero e quel poverino senza la coda mi turbava. Al punto che, per evitare di infastidire chi come me è impressionabile, le immagini che ho messo nel sito sono sfuocate sui particolari della coda che manca.

Devo fare buon viso a cattivo gioco, mi sono detto. Gratifico la gatta, piglio il gechino con un pezzo di carta e lo metto fuori sulla terrazza. Tina corre e lo riporta dentro, felice. Tina, mannaggia mannaggia, non è un gioco… Voleva a tutti i costi che fosse davanti a me. In realtà non so che comportamento da tenere nel caso in cui l’istinto (la pancia) e l’etica (la testa) siano in conflitto. Difendere il geco dalle grinfie di Tina o lasciare le cose andare avanti come natura vorrebbe? È da difendere l’istinto della gattina che porterebbe alla morte del geco o l’etica (o peggio la morale) che mi spingerebbe ad evitare la morte del geco?

Tendenzialmente rispetterei l’istinto felino della gatta, ma il geco, amico mio, che colpa ha? E poi la regola del più forte, che in natura prevale sul più debole, vale sempre per tutti? In un luogo non contaminato dall’uomo si, ma anche a casa mia? E come comportarsi? Diventare giudice ed arbitro dell’altrui futuro? Non mi ci vedo nei panni di Dio… E poi -forse- Tina non l’avrebbe mangiato (certo non per fame), quindi il geco -forse, quasi certamente- l’avrebbe fatta franca.

Dovrei prendere le parti del più debole? O di quello che mi è più vicino nei sentimenti? Forse penso sia ingiusto che un grosso felino (in rapporto al geco) si trastulli con una piccola lucertolina… Oppure è solo l’idea di uno spargimento di sangue, che in questo caso reputo ingiusto, che voglio evitare? O magari non sopporto che Tina, la mia micetta, manifesti degli istinti bassi e volgari?

No, non mi sono fumato il prato del vicino.

Giuro che in una frazione di secondo tutte queste cose mi sono frullate nella testa. Intanto la gattina, con molta attenzione e naturalezza teneva i piccolo geco sotto controllo, rimettendolo nell’angolo con una zampatina (senza unghie però) ad ogni tentativo di spostamento. Alla fine l’ho preso con un pezzo di carta e l’ho messo in alto sul muro del corridoio, chiudendo la porta per evitare che Tina potesse andare a riprenderlo. Lui è rimasto attaccato al muro, lei lo ha cercato per un po’ poi, fattasene una ragione, è tornata a farsi i fatti suoi. Dopo un poco sono andato a controllare ed il gechino era scomparso. Meno male.

Tina nel frattempo non pensava più al geco, stava a prendere il sole leccandosi una zampa ed ogni tanto si stiracchiava, indolente come doveva essere. Ed ho la netta sensazione che pensasse di me che fossi un po’ scemo.


AGGIORNAMENTO (15/09)

Ieri sera torno a casa. Generalmente mentre salgo le scale sento Tina che miagola dietro la porta, ma ieri sera nulla. Sarà fuori sul terrazzo, ho pensato. Apro la porta e la sento correre, mi vede, un miagolio veloce e scappa via verso la camera da letto, indaffarata.

Arrivavo dal tennis, quindi mi levo lo zainetto e lo svuoto nella lavatrice; vado a vedere. È china al suolo che punta qualcosa. Quando la finestra è spalancata si forma un angolo, tra un mobile e la finestra, dove lei non può arrivare. Dietro al vetro c’è qualcosa. Ma porcaccia… Un uccellino, anzi, un cucciolo di uccellino. Per la verità non sembrava molto spaventato, suppongo a causa della poca consapevolezza delle cose della vita ed, in particolare, dei gatti.

Tina mi vede e miagola soddisfatta guardando me e l’uccellino. Non so davvero cosa fare. Sposto la finestra e lui goffamente svolacchia via. Tina dietro che lo tira giù con un salto.

C’è una sorta di dolcezza nei gesti che Tina compie in queste occasioni. Avrebbe potuto tirarlo giù con violenza e sbatterlo in terra, invece lo ha deviato quel tanto che bastava a farlo arrivare a terra. Una volta al suolo non gli ha fatto assolutamente nulla e stava semplicemente lì a guardarlo. Con il geco si comportava allo stesso modo.

Dopo un po’ di inseguimento arrivo a prendere sto benedetto uccellino. Lo prendo nella mano e lui non tenta neanche di scappare, come comprendendo le mie intenzioni.

TINA_Ucc01 TINA_Ucc02

Molto piccino, verde/marrone. Forse un piccolo di merlo? Non so proprio. Voleva stare nella mia mano ed anche aprendola non se ne andava. Tina però reclamava il suo giocattolo; non credo lo considerasse una preda perché aveva avuto tutto il tempo e, senz’altro, l’occasione, di mangiarselo, senza però farlo.

Visto che riusciva a volare ho pensato di dargli una mano e, dal terrazzo, l’ho spinto verso un giardino vicino, da cui probabilmente era anche arrivato. Tina non ha dato segni di fastidio (meglio così) e non lo ha neanche cercato.

Stavolta chi ho difeso? Senza dubbio lo sventurato uccelletto, incapace di difendersi perché cucciolo. Ed anche col geco ho preso la parti del più indifeso. Quindi sono irrimediabilmente affetto dalla sindrome di Don Chisciotte, mannaggia, e tendo a difendere i deboli. Mio fratello avrebbe detto che è meglio farsi i fatti propri, ma non dubito che si sarebbe comportato come me. Quel merlino era davvero piccino.