E se ti fissa una mantide religiosa?
18/08/2012
La Luna
30/08/2012

Rifugio Castelberto

Sempre Podestaria, Parco della Lessinia. Sempre in bici, sempre il Sabato mattina 🙂 Su, su verso il Rifugio Castelberto, in una punta del territorio del Parco che si insinua verso Nord.

Ecco una idea di quello che si vede da lassù: un colpo d’occhio sulla Val d’Adige unico, che nelle belle giornate arriva al Brennero.

Il luogo, ameno, è anche una bella occasione per liberarsi della suocera o della moglie: “Mannaggia mannaggia, non c’entri mica nella foto… Fa un paio di passi indietro…” “Si si, ancora un passetto piccino…” “Ahhhhhhhh….” Ed è fatta. Lo strapiombo dal punto in cui è stata scattata la foto è bello alto.

Comunque BikeBus, San Giorgio, Rifugio Castelberto, Erbezzo (panino e birretta in piazza), Grezzana, Verona.

Tante, tantissime bici e molte le persone che, a piedi, se ne vanno in giro per il Parco. Forse a causa della fine di Agosto e delle vacanze, o forse a causa della morsa dell’anticiclone africano che con i sui 38° non lascia scampo, quassù è pieno di gente.

E devo dire anche tante persone simpatiche: gruppi di ciclisti vestiti uguale con bici bellissime, intere famiglie con bimbi, cani, zie e cugini… Tanti colori, voci, dialetti. Bello, direi un bello spettacolo ed una altrettanto bella sensazione.

 

Passando accanto a questi gruppi non potevo far a meno di ascoltare i discorsi, i toni della voce, i diversi dialetti… Insomma cercavo di capire che persone fossero. E una idea me la sono fatta, perbacco 🙂

Nell’autobus che porta a S. Giorgio quasi tutti uomini e due gruppi, nutriti, identificabili da maglie e braghette identiche, come ad indentificare delle squadre. Un gruppo, che definirei hi-tech, composto perlopiù da single che hanno passato il tempo del viaggio a parlare di isteriche vacanze in giro per il mondo “Non ci crederai, sono tornato dall’Inghilterra ed in due giorni ho organizzato una settimana in moto in Corsica…” “Ah ho spedito mio figlio ad imparare il tedesco a Berlino e mezz’ora dopo ero sull’aereo per le Maldive.” Accidenti che vitalità… I non separati tacevano ed ascoltavano sospirando.

L’altro gruppo era composto da dipendenti della stessa azienda, il cui marchio era bello grosso sulle maglie e sulle braghette. All’inizio non capivo, poi mi sono reso conto che si trattava di commerciali al seguito di un manager. Quindi l’ennesima fantozziana situazione del ‘domani tutti in bici a migliorare lo spirito di squadra’. Comunque alcuni di questi erano palesemente vittime di qualcosa più grande di loro. Su in salita verso la Podesteria (300 metri di dislivello in tre chilometri di sassi che si potrebbe definire ‘un inizio fastidioso’) ne ho incontrati due. Uno ciccione (più di me) con una bici stellare che arrancava, l’altro che gli parlava “eh si, dovresti perdere una ventina di chili perché in salita fai fatica; se vuoi ti passo la dieta che ho fatto io … poi iscriviti in palestra che ti fa bene”. Il ciccione al bar di S. Giorgio s’era ingurgitato un cappuccino, due cornetti, tre bocconcini col salame e un bianco, giusto per non perdere le forze. Che poi magari è anche il commerciale più bravo che hanno, solo che odia la bicicletta e ‘je piace da magnà e beve’. Poverino.

Podestaria, Agosto 2012

Altra cosa divertente i gruppi familiari. Babbi con zaini e mamme con bastoncini da trekking, bimbi… I bimbi sono due razze: o piangono o sono ipercinetici. In entrambi i casi, però, rompono. Sto scherzando, non rompono, almeno me.

Quelli che piangono non vogliono camminare, sono stanchi e vorrebbero essere a casa -forse- con la Play Station. Ora… Sei a mille mila passi di distanza dalla sicura automobile… Che piangi a fare che tanto sei pure grosso e sulle spalle non ti porta nessuno? Tasi e cammina, mannaggia, che risparmi le forze. Tanto mica lo chiamano un elicottero per portarti al parcheggio 🙂 .

Gli ipercinetici invece corrono avanti e indietro. I genitori avanzano con passo consapevole e quei disgraziati sono perennemente venti metri avanti, quindici indietro, e non andare nei prati, e sta lontano dalle sboasse, e lascia stare le mucche, e non tirare i sassi a tuo fratello, e no l’acqua si beve quando siamo a destinazione, e non ti allontanare. Che stress… E dove volete che vadano? Siamo in mezzo ai prati, al massimo cadono in una sboassa e si sporcano un po’ di cacca, che, si sa, non ha mai fatto male a nessuno. Ah, i sedili in pelle della macchina non amano le sboasse…

Mi viene in mente il figlio della mia ex, Davide. Avrà avuto si e no dieci anni ed aveva la passione della storia, delle fortezze, delle armature, degli spadoni medievali. Eravamo in Grecia in camper. Arriviamo a Naphlion, parcheggiamo e andiamo a visitare la fortezza che, ovviamente, sta sulla cima della rocca che domina il porto e noi siamo al livello del mare: 1.000 gradini come minimo. Iniziamo la scalata sotto il sole di Agosto. Davide, che non stava nella pelle, partiva come una freccia ma alla prima svolta non ci vedeva e si fermava ad aspettare. Noi salivamo pianino… Lui si stancava e scendeva a incitarci di andare più in fretta. Ancora non so come abbia fatto perché di gradini ne avrà fatti 3.000. Comunque tra incitamenti, soste e sudore alla fine arriviamo… Per scoprire che c’era un parcheggio all’ombra davanti all’ingresso della fortezza. Mannaggia mannaggia. Comunque alla fine il ricordo è bellissimo e Davide della storia, per quello che so, ne ha fatto la sua vita.

Tornando alla Podestaria, non saprei in che gruppo mettermi. Ho solo voglia di passare del tempo facendo una cosa che mi piace, e credo che questo sia il motivo che spinge i più a consumare un po’ di calorie il fine settimana.


NdA: mi rendo conto di usare termini in vernacolare. Allego quindi l’immagine di una sboassa per fa capire di cosa si sta parlando:

.

Mostra Social
Nascondi Social