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21/12/2010
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21/12/2010

Ridatemi il nonno

Sono romano, si sa.
Ed anche decisamente orgoglioso di avere passato i miei anni verdi al cospetto di tanta bellezza.

Gli ultimi 20 anni della mia vita li ho passati in una meravigliosa città del nord, Verona. E qui pian piano ho iniziato ad ‘entrare’ nella mentalità di chi vive nel Nord. E solo negli ultimi anno mi sono accorto della presenza di una cultura tradizionale. Eh si, perché non dico che venga gelosamente conservata… Ma non è neanche che se ne parli più di tanto.

Non parlo delle fiere paesane o dei gruppi culturali per il ‘recupero di non so cosa’, frutto dell’animazione di persone che con il territorio spesso e volentieri non c’entrano nulla… Parlo della cultura tradizionale di un popolo, dell’attaccamento al territorio, del senso di proprietà che ognuna di queste persone ha ogni volta che poggia un piede in terra andando a passeggiare in montagna. In questo il Nord è molto diverso dal Sud.

Un amico è parte di un gruppo di pazzi che cerca le proprie radici culturali nella montagna. A nord di Verona, tra la Val d’Adige ed il Lago di Garda c’è il Monte Baldo, ultima propaggine alpina nella Val Padana e vetta più alta del circondario. Uno di loro ha acquistato un terreno (molto terreno: ci sono boschi, cenge, malghe, querce degne delle fiabe) e lo ha donato ad una associazione ‘culturale’ che si chiama Sorasengi, che si propone di riportare le persone alla montagna. Ovvio che chiunque può andare a fare quattro passi in montagna. Loro non si limitano a questo ed organizzano (il primo o secondo fine settimana di Giugno) un concerto di musica classica in un anfiteatro naturale presente in un bosco.

L’anno passato c’erano i Solisti Veneti. Dimenticavo… Si arriva solo a piedi (in ragione del passo, 45/60 minuti) e non ci sono acqua, corrente elettrica… Anche i telefonini sono malvisti e -comunque- funzionano a singhiozzo. Per i più pigri (e gli strumenti musicali) si usa l’elicottero.

Fatto sta che queste persone (beh, ancorché romano mi sopportano) passano la giornata a mangiare, parlare, raccontarsi le cose della montagna, a passeggiando mantengono il controllo del territorio. Quando possono si organizzano e zaini in spalla si va su per ‘stare bene’. Non significa ‘magnà e beve’, o almeno non solo quello. Posso garantire che all’ombra delle quercie, tra sassi e scoiattoli il mondo è meno ‘spinoso’.

Ultimamente si parlava di fare un audiovisivo sui ‘maroni’ (in italiano ‘marroni’, il frutto di un particolare tipo di castagno europeo) seguendo la pianta per una intero anno, dal momento in cui si riposa (in inverno, con la prima neve ed i primi freddi, a partire da Dicembre) fino alla raccolta ed allo sfruttamento di questo frutto che per millenni ha rappresentato una delle principali fonti di sostentamento degli abitanti della montagna.

Ed automaticamente mi sono venuti in mente tutti gli ‘emigranti’ che, valigia legata con lo spago, sono arrivati nelle grandi metropoli ed hanno con un colpo di spugna abbandonato le loro radici, le loro tradizioni, la loro cultura. La metropoli da la certezza della massificazione e nell’annullamento individuale la sopravvivenza è più agevole. Pensate ai pesci: queli che vivono in grandi branchi sono tutti uguali, grigetti. La sopravvivenza è data dall’uniformità. I pesci che non si aggregano sono sempre coloratissimi, sgargianti, fieri di ‘essere’.

Il prezzo che si paga è che questo annullamento è totale, ed anche i piccoli ricordi, gli usi, le tradizioni scompaiono sotto la mano di bianco che ci rende tutti uguali.

Solo che, credo, oggi ha più valore quel minimo di individualità che l’uniformità della grande città. Insomma, credo che sia più importante conoscere le proprie radici che usarne di pronte che non ci appartengono; e che in molti stanno cercando di riallacciare le connessioni con la propria cultura.

Ho la sensazione che questo tentativo di riconnessione stia avvenendo prima al nord che al sud. Forse perché quassù la fase di rinuncia è avvenuta prima ed è stata più radicale… Non so… Ma vedo che tante persone cercano di indagare, conoscere, sapere ciò che i nostri nonni sapevano benissimo ed oggi non sappiamo più.

Bastava dargli retta al nonno.

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