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Lungo l’Adige

Verona è abbracciata dall’Adige, che scende dalle montagne del Trentino e quando arriva nella pianura Padano-Veneta rallenta ed assume un andamento serpeggiante.

All’arrivo delle legioni romane queste anse protette da un fossato naturale vennero immediatamente usate per un accampamento, divenuto nei secoli successivi Verona. Tracce del decumano maximo e del cardo sono presenti ancor oggi nella città vecchia, e il Foro, luogo pubblico per eccellenza degli antichi Latini,  era situato tra l’attuale Piazza delle Erbe e Piazza dei Signori.

Tutta sta solfa per dire che questo sabato ci siamo allontanati poco dalla città ed abbiamo fatto un breve giro seguendo il corso dell’Adige.

E uno aveva un matrimonio, e un altro il battesimo della nipote… Insomma dovevamo rientrare in città prima delle 11. Quindi appuntamento verso le 8 e rientro per l’aperitivo. Obiettivo una quarantinana di chilometri praticamente in piano, al 60% sterrato e buona parte lungo un sentiero da vera MTB lungo l’Adige.

Si parte, ecco il tragitto: ciclabile fino a Bussolengo, poi altra ciclabile fino a Sega di Cavaion: una volata. Si traversa l’Adige e si scende verso l’argine, poche centinaia di metri. Una casa che praticamente è sull’acqua segna l’inizio del sentiero, che parte da una breve rampetta sulla destra della costruzione.

Pochi metri e ci si trova su un sentiero in terra soffice pieno di foglie secche e radici, in mezzo ad una vegetazione rigogliosa ed invadente. Un toboga fatto di curve strettissime ed in rapida successione, di saliscendi mozzafiato, gorgogl^o dell’acqua che scorre solo pochi metri più in basso, il tutto all’ombra degli alberi: davvero un sentiero fantastico. Un poco di coraggio e di velocità per avere un po’ di slancio e il divertimento è totale e garantito.

Alla fine del tratto sotto gli alberi avrebbe dovuto esserci un sentiero di poco più di un chilometro di terreno sabbioso in piano, sempre lungo l’Adige, fino ad una locanda. Ma la natura è imprevedibile ed i mesi di siccità uniti alle forti pioggie del’ultima settimana avevano letteralmente fatto esplodere la vegetazione, al punto che quel sentiero lo abbiamo percorso a piedi tra ortiche (ehhh fanno bene alla circolazione!), rovi, buche causate dall’erosione dell’acqua. Dura ma a me è piaciuto, perché in fondo se vuoi andare per campi prima o poi qualche ortica la trovi, quindi fa tutto parte delle regole del gioco.

Esaurito questo fastidio c’era da percorrere l’ultimo tratto, da Pescantina a Parona, poi la diga del Chievo e quindi Verona. Arriviamo a Nassar.Era la prima volta che giungevo in quel luogo dal lato del fiume: conoscevo già Nassar ma dal lato della Statale 12, quella che collega il Brennero all’Abetone ed attraversa la Valpolicella e Verona,

L’Adige fa una curva a destra ed un ponticello minimale e bellissimo segna l’opera dell’uomo che, per i propri utilizzi, ha deviato una parte dell’acqua sotto un edificio per ottenerne forza motrice. Non c’era nessuno nelle vicinanze, e vuoi la solitudine del posto, vuoi la bellezza del fiume in quel punto, mi sono fermato ed ho scattato le tre foto di questa pagina.

Certo che la bicicletta se non ci fosse bisognerebbe inventarla.

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P.S. La posizione del Decumano Maggiore, del Cardo e del Foro nella pianta attuale del centro di Verona:

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