LE COSE DELLA POLITICA
20/06/2016

LE COSE DELLA POLITICA 2

LAPOLITICA2_patriaChe dire. È passato un giorno ed il pd continua a stupirmi.
Cercherò di essere conciso e semplice.

Sono un cittadino di questo paese, la Repubblica Italiana. La mia formazione culturale è di livello universitario. Capisco da solo che la Democrazia che indicavano gli Antichi Greci non sia in alcun modo applicabile nei contesti attuali: si deve necessariamente delegare, per competenza e formazione, ed una serie di mansioni diventano responsabilità di chi, per elezione, volontà o destino, se ne prende carico. Onori ed oneri, potremmo dire…

Scartato immediatamente un mio coinvolgimento della gestione delle cose dello Stato (ho un pessimo carattere e sono incline vaffanculo liberatorio), ho capito che era necessario trovare qualcuno che si occupasse per me delle cose dell’Italia. Sin da bimbo sono stato educato nel rispetto degli altri, delle persone meno fortunate, della cosa pubblica, dei valori di base che consentono una proficua e fattiva convivenza civile (Patria, famiglia, ecc.), insomma le solite cose. Forse a causa della diffidenza tipicamente ligure di mio padre mi è stato anche inculcato il virus del cercare di capire.

Arrivato alla maggiore età sono arrivato al voto. In quegli anni era una faccenda molto sentita. C’erano le stragi di Stato, le Brigate Rosse con il povero Aldo Moro mort’ammazzato, Enrico Berlinguer, i Radicali con Pannella in testa che si faceva le canne a Piazza Navona. Scelsi di stare con chi parlava di rispetto per le persone, di un mondo basato sull’uguaglianza, di un lavoro per tutti. Pur sapendo che si trattava di pura retorica, ero certo di una cosa: votavo qualcuno che mi rappresentava perché mi riconoscevo in lui, nelle cose che diceva ed era capace a gestire le cose dello Stato.

Non dico cosa ho visto da allora ad oggi perché non interessa certamente chi legge, ma da allora ho sempre pensato che il voto mi rappresentasse. Da da una trentina di anni mi sono trovato costretto, come tante altre persone, ad andare a votare con la molletta per i panni. Per tappare il naso prima di fare la croce sul simbolo, tanta era la puzza che si sentiva: da un voto coscente e motivato si è passati in otto lustri ad un voto per esclusione, perché: non avrei mai votato “dall’altra parte” e quindi via di molletta e mettere la croce al posto giusto. Il meno peggio: che squallore.

Ora però siamo davvero alle strette e dopo 20 anni trascorsi tra Berlusconismo e PiDdismo (10 anni a testa di governi allucinanti) le persone hanno abbandonato le ideologie e capito che non bisogna mai abbandonare il sottile filo della speranza. In tanti abbiamo scelto di abbandonare chi non rappresenta altro se non sé stesso. Chi prima chi dopo tante, tantissime persone hanno iniziato a guardarsi intorno.

Direi, volendo fare per forza una cronistoria, che l’ultima briscola il pd se l’è giocata con quel 41% alle europee, indicato da tutti come “la voglia di rinnovamento degli italiani”. Oggi la batosta dovrebbe far riflettere che al di fuori dei giochi di partito e le trame di potere esiste un popolo di italiani che ha capito come vanno le cose e pretende dei cambiamenti.

Credo (IMHO) che il senso del voto di queste amministrative sia proprio nel fatto che le persone si sono rese conto che il rapporto di fiducia tra eletto ed elettori non esiste più, che la politica non opera per il bene del Paese ma per le proprie esigenze e non per quelle dei cittadini. E l’argomentare dei vari personaggi che leggo sui giornali non fa altro che confermare questa mia impressione. Allora non c’è stato un voto di protesta, non un dispetto, non una punizione, ma una clamorosa presa di coscenza nei confronti di chi non si è rivelato all’altezza del compito che gli era stato affidato. Semplicemente gli elettori non credono più nel pd e votano altro.

Una ultima cosa. Quando si affida un compito ad un tecnico, se non si è contenti del lavoro svolto si cambia; tutti facciamo così. Perché nella politica dovrebbe essere diverso? Noi facciamo il nostro dovere di cittadini, la politica il proprio dovere di gestione dello Stato. Non mi si può chiedere di “capire come sono le cose della politica”, altrimenti farei il politico. Ho delegato e misuro le cose con il mio stato di soddisfazione. E se vivo male cambio. È facile da capire.

L’attuale politica (visto come stanno le cose potrei dire “il pd”, che al momento è l’unico partito in Italia) negli utlimi anni si è dimostrata inconsistente, inutile e molesta, disattendendo completamente il mandato degli elettori. Di cosa ci si deve stupire se dopo che vi abbiamo portato l’acqua con le orecchie per anni le persone non vi votano più?

E continuo a dire che non sono contento nello scrivere queste cose.

PS: se non lo avete visto andate a vedere (trovàtelo che è in giro) quel meraviglioso film che è “Patria” di Felice Farina.