LE COSE DELLA POLITICA 3
23/12/2017

I SACCHETTI PER LA SPESA

Dal 1° Gennaio 2018 i sacchetti ultraleggeri usati all’interno dei negozi di ortofrutta dovranno essere compostabili e biodegradabili, monouso ed il loro costo sarà a carico dei clienti. Nessuna alternativa; pare si possano usare sacchetti di proprietà ma solo se nuovi. Tutte le associazioni ambientalisticheG e qelle associazioni dei consumatoriG si sono immediatamente lamentate. Alcune catene di supermercatiW hanno dichiarato, pur non potendo attuare il proposito, la volontà di non far pagare i sacchetti; potranno scontarne il prezzo, se vorranno essere coerenti con le proprie dichiarazioni. In tutti i casi ci sono due domande alle quali non riesco a dare risposta: perché la soluzione ad un problema deve generarne sempre degli altri e, soprattutto, perché siamo sempre portati a pensar male?

L’igiene prima di tutto! I sacchettiW si appoggiano alle bilanceW ed alle casseW: è necessario rispettare le norme igienicheG di base per garantire la salvaguardia della salute pubblicaG. Devo pensare che lo Stato si stia preoccupando della salute dei cittadini? Scusate ma mi viene da ridere, specie se penso ai cassonetti nelle vie delle grandi città; l’ultima volta che sono stato a Roma ho visto dei un topo grande come una lontra che rovistava sotto un cassonetto ed un gabbiano che mangiava gli scarafaggi che il topo faceva scappare. La reazione delle persone comuni non sarà di comprensione: i più percepiranno solo un balzelloW imposto dalla politica ai consumatoriW.

È stato anche tirato in ballo il fattore ambientaleG, di cui l’utilizzo di sacchetti bio garantirebbe la salvaguardia. Mi viene di nuovo da ridere… Ma pensare alla terra dei fuochiW, alle trivelle nell’Adriatico, alle discariche a cielo aperto (tutte attività che vedono coinvolta la nostra politica) mi riporta immediatamente alla realtà. La logica dice che il numero di sacchetti in circolazione aumenterà e, sebbene compostabiliW e biodegradabiliW, prima dei scomparire saranno ovunque, attaccati alle tartarughe marine, sulla vetta delle montagne, nei boschi. E poi sono prodotti utilizzando ancora risorse non riciclabiliG quali il petrolioW: pagheremo per prodotti parzialmente biodegradabili, nella migliore delle ipotesi *solo* al 40%, il cui utilizzo non eviterà il formarsi di  isole artificiali di plasticaG come quella dell’immagine più sotto. Per la cronaca ce ne sono di immense: Pacific Trash VortexW ne è un esempio.

Ma il vecchio caro sacchetto di carta non è una strada perseguibile? Anche se monouso una volta a casa resta un prodotto riutilizzabile. Ieri guardavo il mio frigorifero, popolato confezioni di plastica di tutti i generi, ed ho notato che c’erano più contenitori che contenuti. Almeno fossero commestibili sti benedetti sacchetti… E il costo dello smaltimento di tutta quella plastica? Lo pago sempre io? Ma l’ho mai chiesto? E qualcuno mi ha chiesto se lo volevo? Il sacchetto di carta usato posso usarlo al posto della carta per asciugare, o per pulire i vetri o il tavolo. O anche metterci i pomodori ad asciugare quando li sciaquo o le cose fritte a scolare.

Non mi pare che lo Stato (con poche eccezioni) negli ultimi anni si sia preoccupato di progetti ambientaliG a lunga scadenza. Il primo obiettivo dei politici è essere rieletti, il resto sono parole tra una elezione ed un’altra. Come diceva Alcide De GasperiW “Un politico guarda alla prossime elezioni, uno statista guarda alla prossima generazione”. In Italia da anni abbiamo tanti politici e pochi statisti. Pensando a questo mi è balenata una idea balzana: non è che qualcuno stia facendo qualche favore? In fondo il numero di sacchetti in circolazione aumenterà enormemente e qualcuno dovrà produrli e venderli. Sento puzza di marchetta…

Ebbene, esiste una azienda, la NovamontW di NovaraW, che detiene circa l’80% del mercato italiano dei sacchetti biodegradabiliG. Hanno inventato il MaterBiW, eccellenza italiana che utilizzando il mais consente una biodegradabilità del 40%. Il prodotto è innovativo e la sua qualità apprezzata a livello internazionale. L’amministratore delegato della Novamont (Catia BastioliG) è legata all’entourage di Matteo RenziG (nel 2011 è stata oratore alla LeopoldaW), e da allora la sua stella ha brillato sempre di più: AD di Novamont, presidente di TernaW, nominata cavaliere del lavoroW dal Presidente  Mattarella. Il treno del PD fa tappa proprio alla Novamont e dopo una riunione a porte chiuse con i dirigenti, Matteo Renzi esce e dice alla stampa “Dovremo fare ulteriori sforzi per valorizzare questa eccellenza italiana”.

Le cifre parlano di 400 milioni all’anno, cifra calcolata per difetto partendo da una stima di oltre 20 miliardi di sacchetti all’anno (l’80% del mercato, appunto) per due centesimi il pezzo. Come ci ha insegnato un famoso politico “A pensar male si fa peccato, ma spesso si indovina” (Giulio AndreottiW). Staremo a vedere, ma oramai ci siamo abituati male.

E negli altri paesi?

Mi viene in mente il CanadaW dove ti pagano se riconsegni le lattine di alluminio. Ci sono macchinette (come distributori di bevande) un po’ ovunque: infili la lattina vuota e ti danno in cambio il suo valore in moneta. Mi domando perché la nostra politica non pensi a qualcosa di rigenerabileW invece di qualcosa che generi un flusso finanziarioG. Perché, mi pare, la possibilità ci sarebbe. L'alluminioW, ad esempio, è riciclabile al 100%. Si potrebbe pensare a dei dei contenitori in alluminioG (sacchetti, scatoline, vaschette) da riconsegnare una volta utilizzati. A me non sembra fantascienzaW. Paesi più ricchi di noi lo fanno da anni: la SvizzeraW ricicla l’alluminio in vari modi, in Italia qualcosa si sta muovendo. Nel mondo si parla ovunque dell’alluminio come risorsa riciclabileW e di opportunitàW. La tecnologia ha anche risolto da anni la questione della sicurezza alimentareG. Compro le mele e le metto in una vaschetta di alluminio; la volta dopo riconsegno la vaschetta usata, di cui mi riconoscono il valore, che va al riciclo.

Insomma, varrebbe la pena di pensare ad una startup per la produzione e la gestione di contenitori di alluminio riciclabili per la grande distribuzione, dalla consegna ai punti vendita al ritiro degli usati, quindi al ricircolo del materiale. Questa attività genererebbe un flusso economico virtuosoW, senza plusvaloreW (accidenti a Karl MarxW) originato da prodotti usa e gettaG. Ma nessuno, nel nostro paese ricco di politici e povero di statisti, si interesserebbe a ciò che migliorerebbe il futuro dell’intera comunità: ciò che riguarda il futuro non fa parte dei modelli di sviluppo tenuti in considerazione.

Se ci pagassero per fare la differenziata (NDA: come sarebbe giusto che fosse), le persone si rubereberro il pattume. Dateci un tanto al chilo per l’immondizia e vedrete persone felici di usare anche dieci cassonetti diversi. Rendéteci partecipi della vita del paese, senza ridurci sempre e solo una mucca da mungere, e vedrete che le persone saranno felici di fare dei sacrifici. Ma ci vuole cultura per capire questo; cultura, lungimiranza ed onestà morale ed intellettuale.

Ci abbiamo messo 3000 anni ad arrivare sulla Luna e ce ne stiamo mettendo 100 per distruggere tutto.

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