LE COSE DELLA POLITICA 2
21/06/2016
LE COSE DELLA POLITICA 3
23/12/2017

AMAZON? BASTA GRAZIE.

Poche cose rappresentano, nella cultura dei non addetti ai lavori, tanti simboliW quanti ne sono identificati, nel bene e nel male, da AmazonW. Certamente il commercio elettronico, dove regna sovrano. AlibabaW, unico concorrente, è limitato (per il momento quasi totalmente) al mercato cinese, ma sta crescendo molto. Queste le cifre (in dollari, dati del 2016):

  • AMAZON – Fatturato di 136 miliardi (21 in Europa); crescita del 27% sul 2015.
  • ALIBABA – Fatturato di 23 miliardi; crescita del 56% sul 2015.
  • AMAZON – 310 milioni di clienti.
  • ALIBABA – 454 milioni di clienti (soprattutto cinesi).

L’immagine che Amazon fornisce della propria attivià nel campo del commercio elettronico è piuttosto buona, e *probabilmente* se qualcuno vuole acquistare qualcosa nella rete cercherà in prima battuta proprio su Amazon. Grande disponibilità di prodotti, promessa di consegne rapide (anche se a pagamento), riconsegna con rimborso semplice. Insomma tutto sembra essere dalla parte di chi acquista. Nella realtà questo non è del tutto vero, e l’assenza di PayPalW tra le modalità di pagamento ne è un chiaro indicatore. PayPal protegge molto chi acquista, ovviamente a discapito di chi vende: le modalità di rimborso e di restituzione della merce, le garanzie fornite rendono PayPal una spada di DamocleW sulla testa dei grandi che vendono, tanto da arrivare ad escludere, in molti casi, questo metodo di pagamento. In Amazon non possiamo pagare con una password ma dobbiamo fornire i dati della nostra carta di credito in pasto ai loro server, in cui sono memorizzati con tuti gli altri dati relativi ai pagamenti. Non so se e quanto usiate Amazon, ma la verifica sui numeri della carta di credito vengono effettuati saltuariamente. Avrei preferito poter usare PayPal e non mettere in giro i dati delle mie carte di credito.

Ancora, uno dei lati oscuri di Amazon è la gestione del personale, costretto a turni massacranti e *probabilmente* sfruttato. Negli ultimi tempi addirittura c’è stato uno sciopero strategico (in Italia, durante il Black Friday). Niente di strano quindi che Amazon cerchi di sostituire i dipendenti con dei robot e gli spedizionieri con dei droni. Mi domando come vivranno le persone che saranno sostituite da robot e droni, visto che la popolazione continua ad aumentare e l’economia si concentra sempre di più su sé stessa (significa: denaro chiama denaro). Capisco che le persone siano un fastidio, con i loro problemi e la rivendicazione dei propri diritti, ma non credo si possa ipotizzare un futuro in cui gli uomini saranno totalmente sostituiti dalle macchine. A meno che non si cambino le regole sociali, ma questa è un’altra faccenda.

E non è una novità che nel campo dell’editoria Amazon stia distruggendo editoriW e libraiW, proponendo un nuovo tipo di mercato (in crescita e con buoni numeri, almeno per Amazon) che *però* prevede l’annullamento di quello esistente. Gli autoriW, sebbene ancora attirati dai grandi editori (prevalentemente per questione di immagine), stanno sempre più prendendo la strada dell’editoria digitale, attirati dai numeri che oggetti come il KindleW consentono. Il problema è che in questo mercato c’è solo Amazon, con tutti i dubbi morali ed etici che questo comporta. ancjhe questo non mi sembra un fatto positivo.

Questa corsa alla totale automazione dei processi (chi scrive fa da sempre l’analista informatico) genera inevitabilmente delle rigidità che in una struttura come Amazon sono affrontate statisticamente; significa che per una certa percentuale di transazioni viene accettata (e scelta come miglliore soluzione del problema) la totale impossibilità di gestire le cose. Quindi se tutto va bene si dorme tranquilli, altrimenti non si riuscirà in alcun modo a gestire una qualsiasi eccezione. Noi clienti spesso ci facciamo degli scrupoli pensando di proporre una anomalia organizzativa complessa, mentre nella realtà siamo un 0,0x% previsto da buttare nel cassonetto. Esempio? Ho fatto un ordine; ho Amazon PrimeW, quindi pago per avere consegne migliori. Per semplicità lo faccio consegnare presso un amico che ha un negozio. Indico indirizzo e tutto, specificando che è un negozio, aperto in orario commerciale. Il corriere (quello di Amazon Logistics perché gli altri non hanno cannato una volta) è passato alle 14:15 ed, indovina un po’, era chiuso. Solo che l’oggetto era un regalo e serviva per la sera. Arriva una notifica sul cellulare ‘impossibile consegnare, contatta lo spedizioniere’. Beh, non è possibile contattare lo spedizioniere, in alcun caso. L’unica cosa che sono riuscito a fare (e con l’interfaccia web, non con l’app, che non consente di farlo), è stato farmi chiamare da un call center Irlandese di Amazon. L’incaricato mi ha detto che non c’era nulla da fare se non attendere la riconsegna (era Sabato e sarebbe avvenuta il Lunedì successivo). Ho annullato l’ordine perché era un regalo e serviva per la sera; sono andato di corsa a comprare la stessa cosa in un negozio. Insomma ho perso tempo per una loro malfunzione: mi hanno chiesto scusa, assicurato che mi avrebbero reso il denaro e chiuso lì la cosa. Ma ci contavo su quell’oggetto. In futuro non correrò rischi ed andrò direttamente in negozio.

Se Amazon mi fa perdere tempo (quell’oggetto sono poi andato a comprarlo al negozio), denaro (il rimborso non è ancora arrivato), non è socialmente accettabile (anzi direi che è deprecabile) e non mi garantisce la consegna nei tempi previsti, che cosa lo uso a fare?

Sono preoccupato che tutto questo possa significare avere a che fare con un solo editore, un solo negozio, un solo mercato, che potrà fare di me e delle mie necessità quello che vuole. È come se in tutta la città esistesse un solo supermercato: la concorrenza deve essere gestita in qualche modo, perché le condizioni monopolistiche, in questa epoca di crisi etica e morale, non assicurano sviluppo.

Sono un informatico, ci arrivo a considerare che le cose cambiano e così anche i mercati, la distribuzione, il modo di avere a che fare con i prodotti. Ma la sensazione che ho mi porta a pensare che dovremmo stare molto attenti a quello che facciamo e cercare di pianificare le cose, perché ci abbiamo messo 4.000 anni ad arrivare sulla Luna e 50 anni per far si che un acquazzone possa fare dei morti. Qualcosa evidentemente non va.

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