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 Verona: San Giorgio... di Giovanni
 
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Meglio cardi che mais

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Di seguito tutti gli articoli pubblicati sul sito, in ordine cronologico.

Di Giovanni (del 30/11/2009 @ 22:45:45, in costume, letto 166 volte)
Sono romano, si sa.
Ed anche decisamente orgoglioso di avere passato i miei anni verdi al cospetto di tanta bellezza.

Gli ultimi 20 anni della mia vita li ho passati in una meravigliosa città del nord, Verona. E qui pian piano ho iniziato ad 'entrare' nella mentalità di chi vive nel Nord. E solo negli ultimi anno mi sono accorto della presenza di una cultura tradizionale. Eh si, perché non dico che venga gelosamente conservata... Ma non è neanche che se ne parli più di tanto.



Non parlo delle fiere paesane o dei gruppi culturali per il 'recupero di non so cosa', frutto dell'animazione di persone che con il territorio spesso e volentieri non c'entrano nulla... Parlo della cultura tradizionale di un popolo, dell'attaccamento al territorio, del senso di proprietà che ognuna di queste persone ha ogni volta che poggia un piede in terra andando a passeggiare in montagna. In questo il Nord è molto diverso dal Sud.

Un amico è parte di un gruppo di pazzi che cerca le proprie radici culturali nella montagna. A nord di Verona, tra la Val d'Adige ed il Lago di Garda c'è il Monte Baldo, ultima propaggine alpina nella Val Padana e vetta più alta del circondario. Uno di loro ha acquistato un terreno (molto terreno: ci sono boschi, cenge, malghe, querce degne delle fiabe) e lo ha donato ad una associazione 'culturale' che si chiama Sorasengi, che si propone di riportare le persone alla montagna. Ovvio che chiunque può andare a fare quattro passi in montagna. Loro non si limitano a questo ed organizzano (il primo o secondo fine settimana di Giugno) un concerto di musica classica in un anfiteatro naturale presente in un bosco.

L'anno passato c'erano i Solisti Veneti. Dimenticavo... Si arriva solo a piedi (in ragione del passo, 45/60 minuti) e non ci sono acqua, corrente elettrica... Anche i telefonini sono malvisti e -comunque- funzionano a singhiozzo. Per i più pigri (e gli strumenti musicali) si usa l'elicottero.

Fatto sta che queste persone (beh, ancorché romano mi sopportano) passano la giornata a mangiare, parlare, raccontarsi le cose della montagna, a passeggiando mantengono il controllo del territorio. Quando possono si organizzano e zaini in spalla si va su per 'stare bene'. Non significa 'magnà e beve', o almeno non solo quello. Posso garantire che all'ombra delle quercie, tra sassi e scoiattoli il mondo è meno 'spinoso'.

Ultimamente si parlava di fare un audiovisivo sui 'maroni' (in italiano 'marroni', il frutto di un particolare tipo di castagno europeo) seguendo la pianta per una intero anno, dal momento in cui si riposa (in inverno, con la prima neve ed i primi freddi, a partire da Dicembre) fino alla raccolta ed allo sfruttamento di questo frutto che per millenni ha rappresentato una delle principali fonti di sostentamento degli abitanti della montagna.

Ed automaticamente mi sono venuti in mente tutti gli 'emigranti' che, valigia legata con lo spago, sono arrivati nelle grandi metropoli ed hanno con un colpo di spugna abbandonato le loro radici, le loro tradizioni, la loro cultura. La metropoli da la certezza della massificazione e nell'annullamento individuale la sopravvivenza è più agevole. Pensate ai pesci: queli che vivono in grandi branchi sono tutti uguali, grigetti. La sopravvivenza è data dall'uniformità. I pesci che non si aggregano sono sempre coloratissimi, sgargianti, fieri di 'essere'.

Il prezzo che si paga è che questo annullamento è totale, ed anche i piccoli ricordi, gli usi, le tradizioni scompaiono sotto la mano di bianco che ci rende tutti uguali.

Solo che, credo, oggi ha più valore quel minimo di individualità che l'uniformità della grande città. Insomma, credo che sia più importante conoscere le proprie radici che usarne di pronte che non ci appartengono; e che in molti stanno cercando di riallacciare le connessioni con la propria cultura.

Ho la sensazione che questo tentativo di riconnessione stia avvenendo prima al nord che al sud. Forse perché quassù la fase di rinuncia è avvenuta prima ed è stata più radicale... Non so... Ma vedo che tante persone cercano di indagare, conoscere, sapere ciò che i nostri nonni sapevano benissimo ed oggi non sappiamo più.

Bastava dargli retta al nonno.



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Di Giovanni (del 30/09/2009 @ 15:26:40, in Microsoft, letto 191 volte)
Sono stato a fare un giro nel sud della Francia, lontano dai computer, dal telefono, dal lavoro.

Una sera arrivo a Cannes, nota località della Costa Azzurra. Certamente il posto è bellissimo e l'infilata di alberghi sul lungomare è una meraviglia per gli occhi, specie la sera.

Dappertutto schermi giganti al plasma che informano sugli eventi ospitati dai teatri; tanta gente che passeggia al fresco della sera, magari fermandosi a mangiare un'ostrica in uno degli infiniti locali. Ad un certo momento vedo uno schermo con qualcosa di stranamente conosciuto...



La foto è fatta di notte con il cellulare, a 12 passi dalla Croisette...
Non ci sono dubbi... Qualcosa in Windows è esploso...

Il messaggio, ben conosciuto da chi fa il mio lavoro, recita:

"Acquire proxy: upload.exe - Erreur d'application
L'instruction à "0x74695956" emploie l'address mémoire "0x00be0004". La mémoire ne peut pas être 'read'"

E pensare che volevo evitare Windows per un po'.
Mannaggi mannaggia... :D
Comunque in francese non lo avevo mai visto.

Sono scoppiato a ridere e ho fotografato questo manifesto alla Microsoft.

Poio mi è venuto in mente il glorioso cellulare Sony CMD-Z5 -a mio avviso uno dei più bei telefonini della storia- che con il suo browserino Microsoft si piantava spesso e volentieri (ma ai  tempi non si usava internet nei cellulari). Lo lanciavi e in pochi secondi esplodeva :)

1.

2.

3.

4.

Ecco in quattro mosse il crash di Microsoft Mobile Explorer :)
C'è da dire che il telefono andava da dio, era piccolissimo, aveva quattro giorni di autonomia e quando lo ho cambiato ho pianto lacrime amare... Ma il browser MS era un dramma :D




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Di Giovanni (del 30/08/2009 @ 13:01:35, in costume, letto 562 volte)
Servono le rampe di accesso a consentire la mobilità a chi è 'diversamente mobile'?
Alle volte no.

Gli ambienti in cui viviamo presentano degli ostacoli insormontabili a è costretto a muoversi su ruote, e tra auto mal parcheggiate, scivoli realizzati male e scale di accesso come unica via, il quadro che se ne ricava non è confortante. Ma una cosa del genere non l'avevo mai vista.



La rampa è stata fatta, lo spazio è pure troppo... Solo che inizia con un gradino. Vorrei proporre l' "Oscar delle Demenza" a chi ha realizzato e progettato un siffatto accesso. Ad entrambi, perché tra tutti e due non fanno abbastanza cervello da riempire una nocciolina.

Trattasi di scuola media privata. Privata e cattolica. Rette da capogiro, personale insegnante 'selezionato'.


Giorni fa ero in giro e passando vedo uno strano portone. Mi fermo e cerco di capire. Mi sporgo tra le sbarre (sono per tenere dentro i bimbi o per lasciare fuori il mondo?) e vedo questo scempio dell'intelligenza.



Non solo la rampetta (si chiama scivolo, lo so) inizia con una gradino (insormontabile per una sedia a rotelle) di 20 centimentri, ma ha anche una pendenza fuori norma. Giova rammentare che sia le dimensioni che le pendenze delle rampe per disabili sono materia regolata da Leggi dello Stato. Non è che ci si possa inventare qualcosa: le ASL hanno stabilito larghezze, pendenze e forme in modo da non creare pericoli per l'incolumità delle persone. Sia di chi è in piedi che degli altri.

Fare uno scivolo e metterci davanti un gradino può voler dire solo due cose: o lo ha fatto un demente o uno bastardo dentro.

A guardar bene l'intera struttura di accesso è pericolosa, perché non esistono protezioni e quella specie di separatore, tra le scale e la rampa, è troppo esposto. I bimbi non stanno mai fermi ed amano correre; non guardano dove mettono i piedi, specie dopo ore ed ore sui banchi. Un inciampino e via, giù per le scale o a rotoloni per la rampetta.

Davvero qualcuno vuole come educatori dei propri figli persone che non sanno neanche capire come funziona una rampetta per disabili? L'unica cosa che mi viene da pensare è che la solita impresa di extracosi abbia sbagliato la realizzazione della via d'accesso. Voglio sperarlo, perché vedere queste cose fa davvero pensare male del mondo.


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Di Giovanni (del 29/08/2009 @ 12:23:55, in italia, letto 208 volte)
Macché bicicletta... Sto a fà na citazione Romana, perché 'Civis Romanus Sum'.

In sostanza si tratta di Marco Tullio Cicerone che dice a Catilina: "Fino a quando, Catilina, vorrai abusare della nostra pazienza?". Per la cronaca il Senato Romano alla fine mandò le legioni contro Catilina e lo annientò; per i più curiosi su Wiki c'è tutto ciò che serve sapere.

Insomma... Alla fine pesta i piedi di quà, esci con una escort dillà, il nonstro beneamato premier ha fatto girare i maroni la mondo intero. Ah, dimenticavo: gli itaGLiani babbioni che si tengono informati solo con la TV sapranno poco di questi avvenimenti, perché non viviamo più in una democrazia, né politica né dell'informazione.



Lo zoccolo duro dei democratici tiene botta, ma sono previsti tempi grami.

Perché tirare in ballo Cicerone? È successo che il premier, infastidito da tanto dissenso, ha denunciato il quotidiano Repubblica per aver pubblicato le 10 domande (cui non è mai stata data risposta). Ma come si permettono?

E la stampa estera stavolta ha fatto casino. (Repubblica, Il Corriere).

Ho fatto un PDF della pagina di Repubblica perché poi magari uno si scorda e la pagina scompare...

L'arroganza del personaggio sta diventando troppo grande perché possa essere ignorata, ed all'estero il primo ministro non gode delle immunità che si è procurato qui. Direi giustamente, peraltro.

Per questo, vedendo il coro unanime dell'intero schieramento politico estero rispondere al nostro presidente del consiglio, mi è sgorgata dal cuore questa Catilinaria: a forza di tirarla la corda si spezza. Peraltro stiamo assistendo all'ennesima manifestazione di incapacità del nostro premier, che, non dimentichiamolo, non si trova dove è per suoi meriti.

Riporto per completezza le parole dei giornalisti esteri in riferimento alla denuncia al quotidiano Repuibblica per aver 'osato' chiedere al premier perché va con le escort (puttana, escort significa prostituta) e con le minorenni:

I giornali esistono per fare domande, e allora le pubblichiamo anche noi

JOFFRIN: "PUBBLICHIAMO LE 10 DOMANDE"
E' un inammissibile attacco alla libertà di espressione e di critica. Non mi stupisce che venga da un personaggio come Berlusconi, ma è un segnale inquietante per tutta l'Europa. Tra l'altro, non escludo che si possa fare ricorso alla Corte europea per contrastare questa palese minaccia al diritto dell'informazione. I metodi del primo ministro italiano mostrano un disprezzo assoluto delle regole democratiche. Rispondere alle domande dei giornalisti è infatti il minimo che gli elettori possono pretendere da ogni governante. Berlusconi invece è infastidito da ogni manifestazione di opposizione. Fa finta di dire che sono attacchi alla sua vita privata e cerca di nascondere alle troppe menzogne che ha detto in questi mesi. I suoi metodi mi ricordano quelli di Putin: manca soltanto che faccia uccidere i giornalisti più scomodi. In Francia non sarebbe pensabile una denuncia come quella che ha fatto Berlusconi a Repubblica. Sarebbe uno scandalo. Esiste una tacita regola repubblicana che impedisce al Presidente di portare in giustizia giornalisti e oppositori. Libération ha deciso che pubblicherà le 10 domande di Repubblica a Silvio Berlusconi.
Laurent Joffrin (direttore di Liberation)

GREILSAMER: "SEMBRA UNA BRUTTA FAVOLA"
Se il Presidente Berlusconi è il garante delle libertà pubbliche in Italia, come può fare causa contro Repubblica? Se il Presidente deve assicurare alla stampa le condizioni per il pluralismo, come ammettere poi che gli chieda un riscatto pari a 1 milione di euro? Se il Presidente è il padre della nazione, come comprendere che si rivolti contro uno dei suoi figli ombrosi e indipendenti? Un Presidente contro un Giornale: sembra una brutta favola. Si chiama scandalo.
Laurent Greilsamer (vicedirettore Le Monde)

THREARD: "BERLUSCONI FACCIA MARCIA INDIETRO"
Pochi presidenti francesi hanno brandito la minaccia legale contro un giornale. Nei rari casi in cui è successo, sono stati costretti a rinunciare. Il caso di Berlusconi mi ricorda la storia di Valery Giscard d'Estaing e del Canard Enchainé. Quando il settimanale pubblicò l'inchiesta sullo scandalo dei diamanti del ditattore Bocassa, il presidente promise di denunciarli. Poi, però, fece marcia indietro. Aveva capito che sarebbe diventato ancor più impopolare e che gran parte del paese lo avrebbe accusato di voler imbavagliare la stampa. E' auspicabile che Berlusconi faccia altrettanto. Un primo ministro deve essere al di sopra della mischia.
Yves Threard (vicedirettore Le Figaro)

RUSBRIDGER: "ESISTIAMO PER FARE DOMANDE"
Gli organi di informazione indipendenti esistono per chiedere domande scomode ai politici. In Gran Bretagna, come nella maggior parte delle democrazie, sarebbe impensabile per un primo ministro fare causa a un giornale perché fa delle domande. Sarebbe anche impensabile usare le leggi sulla diffamazione per impedire ai cittadini di sapere quello che autorevoli giornali stranieri stanno dicendo sul loro paese. Le azioni contro la Repubblica somigliano molto a un tentativo di ridurre al silenzio o intimidire gli organi di informazione che rimangono direttamente o indirettamente indipendenti dal primo ministro italiano. Spero che i giornali di tutto il mondo seguano con grande attenzione questa storia.
Alan Rusbridger (direttore del quotidiano The Guardian di Londra)

CAMPBELL: "INIMMAGINABILE"
Chiunque abbia esperienza del modo in cui funzionano i media in Gran Bretagna, troverà piuttosto straordinario il fatto che un primo ministro faccia causa a un giornale per una serie di domande, e per avere riportato quello che scrivono giornali stranieri.
Il tutto è ancora più straordinario perché il primo ministro in questione è a sua volta un potentissimo editore. Un fatto, anche questo, che sarebbe inimmaginabile nella cultura politica del nostro paese.
Alastair Campbell (ex portavoce di Tony Blair)

DI LORENZO: "E' IN GIOCO LA DEMOCRAZIA"
Per il direttore di Die Zeit, "la questione non riguarda certo solo Repubblica, è in gioco il ruolo dei media in una democrazia. E non credo che Repubblica si lascerà intimidire, per cui non capisco il passo di Berlusconi nemmeno da un punto di vista tattico.
Giovanni Di Lorenzo (direttore di Die Zeit)

VIDAL: "UN AVVERTIMENTO A TUTTI I GIORNALISTI"
Questa denuncia è un avvertimento a tutti i giornalisti italiani, un modo di zittire la stampa. Il messaggio è chiaro: vietato criticare, vietato fare domande. E' molto preoccupante vedere che il premier italiano vuole colpire così platealmente una delle poche voci di informazione libera e indipendente. La cifra richiesta, poi, è disproporzionata. Nel merito il premier italiano sbaglia, perché il compito di un organo di stampa è anche quello di fare domande. La Repubblica ha posto domande non soltanto sono legittime ma sono anche doverose, visto che Berlusconi ha spudoratamente mentito al suo paese. Questo attacco legale dimostra che in Italia c'è un'anomalia, ovvero un premier proprietario di un impero mediatico che ha anche la tendenza a voler mettere sotto silenzio l'opposizione. Reporters Sans Frontières è pronta a denunciare in ogni sede internazionale questo grave attacco alla libertà di stampa in Italia.
Esa Vidal (responsabile Europa Reporters sans Frontieres)

WERGIN: "IN ITALIA POCA PLURALITA"
Secondo Clemens Wergin, editorialista di politica estera ed esperto di affari italiani della Welt, a proposito della querela di Berlusconi legata alle dieci domande poste da Repubblica, "il fatto è strano, visto che la pluralità del panorama mediatico in Italia mi sembra già abbastanza ristretto. La situazione appare a tinte forti in generale, uno scandalo in cui sembra essere coinvolto il capo del governo italiano, feste forse con prostitute seminude, sembra molto strana, vista dalla Berlino protestante, dove governa una Cancelliera tutt'altro che a forti tinte. Berlusconi ha commesso un grave errore, sembra che non capisca il ruolo di una stampa libera. Il semplice fatto che Repubblica abbia posto domande è parte del giusto ruolo dei media. Uno stile inquietante."
Clemens Wergin (editorialista del Die Welt)

GIESBERT: "LA DEMOCRAZIA E' MALATA"
Il conflitto tra il potere politico e la stampa è sempre latente ma quando esplode in questo modo significa che la democrazia è malata. Finora in Francia c'è stata una regola d'oro secondo la quale i Presidenti non si rivolgono a un giudice per difendersi dagli attacchi dei giornali. Per i francesi la funzione presidenziale è sacra. Il capo dello Stato sa che se si abbassasse a questi metodi contro la stampa perderebbe inevitabilmente prestigio. Il fatto che Berlusconi abbia attaccato legalmente Repubblica è un'ammissione di debolezza. Il vostro capo del governo si comporta come un qualsiasi cittadino, dimenticando il suo ruolo istituzionale. Ma per il vostro giornale è paradossalmente anche un attestato di libertà e di indipendenza.
Franz-Olivier Giesbert (direttore di Le Point)

THUREAU-DAUGIN: UN PRECEDENTE PERICOLOSO PER L'EUROPA
Courrier International aveva già pubblicato le prime 10 domande a Berlusconi. Dopo questo attacco legale degli avvocati del premier, abbiamo deciso che mostreremo ai nostri lettori anche le 10 nuove domande. Ci sembra un atto doveroso nei confronti di Repubblica, che ha condotto una campagna insistente e coraggiosa. Sarebbe molto preoccupante se i magistrati italiani stabilissero il carattere diffamatorio di questi dieci, semplici interrogativi. Potrebbe essere un precedente pericoloso per tutta l'Europa.
Philippe Thureau-Daugin (direttore di Courrier International)

(28 agosto 2009)

Io trovo straordinario che qualcuno possa ancora dire che il premier sta facendo un buon lavoro. Vorrei che queste persone avessero una figlia minorenne nel giro delle amichette di B. per sentire cosa ne pensano. O pensassero al deputato Mele (cristianamente sposato con una ignara consorte) scoperto con transessuali e droga in quantità che ancora siede in Parlamento e a cui viene passato l'assegnuccio per i 'divertissements' a nostre spese.

Vorrei anche non essere una colonia culturale del nordamerica... Ma questa è una faccenda diversa...

Il materiale proviene da Repubblica, e spero non se ne abbiano a male.


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Di Giovanni (del 29/08/2009 @ 12:01:29, in costume, letto 142 volte)
Sono tornato in Calabria.
Stavolta ad Agosto e c'era più gente.
Come al solito una regia da oscar: è un luogo dove la natura la fa da padrone.



Abbiamo deciso di rientrare a Roma facendo una tappa sulla Sila.

Magnifici i laghi, e Lorica, dove ero stato a 20 anni, è un paese di montagna meraviglioso. Ma... Porca miseria, c'è pattume ovunque...

Siamo andati in cima al monte più alto della zona; una minuscola stradina sale e scende la montagna e proprio sul cucuzzolo c'è un grande rifugio da cui si beneficia di un panorama pressoché totale del circondario. Il bosco è bellissimo, pieno di acqua e fontanili 'cantanti'. Insomma il Paradiso.

Ma c'è sporcizia 'umana' ovunque.



Incontriamo un pastore (con la Golf parcheggiata in mezzo alla strada riempiva le sue bottiglie di acqua ad una fontana) e chiediamo. È da poco passato ferragosto e da Cosenza i calabresi vanno a fare la scampagnata, con picnic annesso. E lasciano tutto lì dove si trovano. La quantità di porcherie è tale da confermare le parole dell'uomo.

Le cose (plastica per lo più) sono gettati in terra e non ci si pensa più. I più civili raccolgono le coese in un sacchetto vuoto e lo abbandonano dove sono; gli animali del bosco ci mettono poco a lacerare la sottile plastica e trovare gli avanzi. Certamente qualcuno si porta via le 'sgauglie' con sé, ma è certamente una minoranza.

Un locale pochi giorni prima mi aveva detto 'Dio fce la Calabria, poi per pareggiare i conti ci ha mise i calabresi'. Lì per lì mi ha fatto ridere... Ma mi sa che aveva ragione...


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